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Falsi miti e mezze verità sul mal di schiena (3° parte) – Tutta la verità sulla respirazione diaframmatica 2

Bentornato nel mio blog :),

riprendiamo la discussione e i temi che abbiamo trattato la settimana scorsa, nel punto in cui li abbiamo lasciati.

Dopo tante “voci di corridoio” e “luoghi comuni” che ho ascoltato, mio malgrado, nei molti anni di lavoro con i miei pazienti, mi sono deciso a scrivere questo articolo per spiegare e (finalmente), sfatare una volta per tutte, quelle false credenze sulla respirazione che si rivelano essere, spesso, causa di veri e propri errori di impostazione e di cattivi comportamenti fisiologici.

Se ti sei perso la prima parte dell’articolo, puoi andare a leggerla ORA, direttamente da questo link.
 

Falsa credenza n° 2: “Una corretta respirazione è quella che va ad attivare volontariamente TUTTI i muscoli della respirazione”.

 
Frasi come queste nascono, il più delle volte, da una scarsa conoscenza dell’anatomia e mi rendo conto come spesso i “sentito dire” si diffondano più velocemente di una corretta conoscenza (spesso specialistica), che, ahimè, purtroppo si ferma agli addetti ai lavori.

Vediamo quindi di andare a dimostrare l’assurdità di questa falsa credenza, proprio partendo dall’anatomia del nostro corpo. Analizzando i muscoli della respirazione, gli anatomisti si sono accorti che non tutti i muscoli partecipano allo stesso modo all’atto respiratorio.

 

Differenze tra muscoli primari e muscoli accessori 

 
In particolare sono state individuate e quindi classificate 2 grandi categorie di muscoli coinvolti nella respirazione quotidiana: i muscoli primari e i muscoli accessori della respirazione. È facilmente intuibile come i muscoli accessori facilitino e vadano a migliorare la respirazione solo in circostanze speciali, andando a supportare l’attività dei muscoli primari. Nello specifico l’azione dei muscoli primari è quella di permetterti di respirare in contesti normali, durante le tue 24 ore, sia quando sei sveglio che, ovviamente, quando stai dormendo. In condizioni speciali invece, entrano in funzione i muscoli secondari della respirazione. Questi, ad esempio, aiutano ad espandere maggiormente la gabbia toracica e ad incamerare più ossigeno durante uno sforzo o un’attività sportiva, quando il normale fabbisogno di ossigeno non è sufficiente.

Partendo da questo dato di fatto possiamo anche prendere per buona l’affermazione che sia i muscoli primari che quelli accessori lavorino contemporaneamente. Questa contemporaneità si attiva solo in determinate circostanze non usuali (ad esempio si attivano durante gli attacchi d’asma o quando si ha una bronchite). Oltretutto l’attività di questi muscoli avviene in percentuali completamente differenti.

L’attività dei muscoli accessori durante le normali attività di vita quotidiana e a riposo, a meno che tu non abbia una respirazione disfunzionale, è praticamente nulla!

Ora puoi comprendere per quale motivo, nei libri di anatomia, per questi muscoli, si è resa necessaria una classificazione differente.

 

L’utilizzo del muscolo diaframma per una respirazione corretta

 
Come ti ho già spiegato nei miei precedenti articoli, la respirazione corretta avviene attraverso l’utilizzo del muscolo Diaframma (il muscolo primario, per eccellenza, della respirazione), che contraendosi scende verso il basso, causando un’espansione della pancia. In questo caso il movimento del petto è quasi nullo, in quanto i muscoli accessori della respirazione vengono coinvolti al minimo.

 

Casi di pattern respiratorio alteratodolore al collo-osteopataroma.com 

 
Nei casi invece di pattern respiratorio alterato a causa di forti situazioni di stress, a posture sbagliate o più semplicemente “forzato” o “indotto”, perché qualcuno ti ha detto che respirare con il petto è il modo più corretto per farlo, i muscoli accessori della respirazione possono affaticarsi, rischiando di diventare rigidi e poco elastici.

Qualsiasi cambiamento volontario della tua respirazione può essere molto rischioso se non sai esattamente quello che stai facendo. Infatti ogni alterazione muscolare va a modificare strutturalmente muscoli che poi dovranno servirti e dovranno attivarsi in situazioni critiche.

Potrà sembrarti assurdo, ma questo è il caso che più spesso mi trovo ad affrontare in studio con tutti quei pazienti che si rivolgono a me, lamentando oltre al mal di schiena anche dolori alla cervicale spesso associati a mal di testa e vertigini!

 

Condizioni patologiche articolari 

 
Esistono poi condizioni “patologiche” articolari prime fra tutte scoliosi o cifosi che se molto accentuate, da un punto di vista puramente strutturale, possono alterare la mobilità della gabbia toracica e di conseguenza anche il modo di respirare, che in questi casi va ad attivare proprio i muscoli accessori e non più solamente i muscoli primari della respirazione (il muscolo diaframma in primis ma anche gli intercostali).

In taluni casi può anche accadere (e non è affatto raro!), che si accentui proprio la lordosi lombare e conseguentemente che venga spinta in fuori la pancia, che risulterà più in bella vista.

Come avrai compreso, questa conseguenza è una cosa ben diversa dalla pancia che noti gonfiarsi durante il corretto modo di respirare, che è una condizione del tutto naturale (vedi la prima parte dell’articolo).
iperlordosi-osteopataroma.com

Lower Crossed Syndrome: Sindrome Crociata Inferiore

 
In termini tecnici un aumento delle curve della colonna vertebrale ed in particolare modo della lordosi lombare si chiama Lower Crossed Syndrome, tradotta come Sindrome Crociata Inferiore.

Questa sindrome, identificata da uno dei padri della Terapia Manuale e fondatore della Scuola di Praga, il Prof. Vladimir Janda, si verifica proprio a seguito di uno squilibrio muscolare tra i muscoli della parte anteriore e quella posteriore del tratto lombare e del bacino. 

Questo squilibrio si va a creare proprio quando aumenta il tono dei muscoli lombari e al contempo si indeboliscono quelli della parete addominale. Questo accade proprio quando le persone, per voler respirare sempre con la parte alta (con il torace), vanno conseguentemente ad indebolire i muscoli della parete addominale (attivabili, invece, tramite una corretta respirazione diaframmatica).
 

Falsa credenza n° 3: “Se respiri con la pancia ti si dilata la parete addominale!”.

 
respirazione diaframmatica-osteopataroma.comSinceramente non so da dove provenga questa diceria, ma sicuramente sarebbe bastato leggere un pochino un qualsiasi libro di anatomia o fisiologia del corpo umano per rendersi conto della sciocchezza e per scoprire che:

  1. Il Diaframma ha una doppia innervazione, una parte involontaria ma anche una parte volontaria. Se ti chiedessi di fare un respiro profondo ne saresti capace? Ovviamente si!

Sei riuscito a prendere più aria del normale e per farlo hai dovuto mandare un segnale nervoso al diaframma, che conseguentemente a espanso ulteriormente la gabbia toracica e gonfiato di più la pancia, vero? Bene sappi che per farlo hai utilizzato proprio la parte volontaria dell’innervazione, sia del Diaframma che di tutti gli altri muscoli della respirazione, per cui non è proprio vero che respirare è unicamente un atto involontario!

  1. Il nostro corpo ha una grandissima abilità di adattamento, lo fa in continuazione regolando per esempio la pressione del sangue o la temperatura corporea per mantenere uno stato definito di “omeostasi” che ci permette di vivere nella condizione più equilibrata possibile. Questo adattamento continuo avviene nello specifico ad opera del Sistema Nervoso Centrale che, come il Sistema Operativo di un computer, coordina e controlla l’hardware ovvero le varie parti del corpo.

 

Gesti, azioni e movimenti automatici

 
Il Sistema Nervoso Centrale è in continua mutazione e reagisce agli stimoli che riceve dall’esterno per adattare di volta in volta il tuo corpo a reagire ad ogni nuova situazione. Ricordi la prima volta in cui sei andato in bicicletta? Non dovrei sbagliarmi troppo se affermo che molto probabilmente ti sentivi un tantino impacciato, vero? Forse riuscivi a malapena a rimanere in equilibro e probabilmente prima che tu sia stato in grado di pedalare per qualche metro sarai caduto anche diverse volte.

Nonostante ciò hai sicuramente continuato a provarci fino a che, in breve tempo, andare in bicicletta oltre che piacevole è diventato un gesto praticamente normale.

Stesso discorso vale per il guidare la macchina.

Ti è mai capitato di partire da casa per andare a lavoro e una volta arrivato magari neanche ti sei reso conto della strada che hai percorso? Ebbene, eri in modalità autopilota!

Come ben saprai questo accade perché quando facciamo un gesto per tante volte e per un tempo sufficientemente lungo, quel gesto che inizialmente richiedeva la nostra completa attenzione diventa automatico.

Il nostro cervello lo riconosce come familiare e quindi lo colloca nei movimenti che facciamo senza il bisogno di pensarci in continuazione: camminare o correre per farti altri esempi.

 

Riflettici

 
Compiamo innumerevoli gesti senza il bisogno di pensare a come poggiare i piedi, a come piegare le ginocchia o a come muovere le braccia.

Ti sto facendo comprendere tutto questo, per farti capire che se per un qualsiasi motivo ad un certo punto della tua vita, hai cominciato a respirare in maniera alterata, inducendoti movimenti diversi da quelli “naturali” e hai continuato a farlo per parecchi giorni, hai indotto il tuo cervello a pensare che quel modo di respirare fosse una nuova “abilità” e di conseguenza l’hai fatto diventare un automatismo. Rischiando di strutturare permanentemente, in maniera errata, tutti i muscoli della respirazione (sia quelli Primari sia quelli Accessori).

Per cui è vero che l’atto respiratorio è un atto involontario, ma ciò non significa che tutto ciò che il tuo cervello fa in automatico sia corretto!

Il cervello si adatta agli stimoli e alle informazioni che gli mandiamo noi dall’esterno e non è in grado da solo di discernere da ciò che è giusto a ciò che è sbagliato.

 

La struttura governa la funzione e la funziona governa la struttura 

 
Uno dei principi alla base dell’Osteopatia afferma che la struttura governa la funzione e la funzione governa la struttura.

In altre parole significa che ogni singola struttura del nostro corpo svolge una determinata funzione e dunque se la struttura è alterata di conseguenza lo sarà anche la funzione che svolge!

 

Funzionalità respiratoria disfunzionale 

 
Nel caso della respirazione, se i muscoli che muovono la gabbia toracica sono contratti, le coste non saranno libere di muoversi. Conseguentemente le vertebre del tratto toracico saranno bloccate, allora la funzionalità respiratoria diverrà disfunzionale!

Per il discorso di neuroplasticità che ho spiegato in precedenza, siccome il nostro cervello si adatta alle situazioni, se queste alterazioni strutturali dovessero permanere (muscoli, coste e vertebre), il cervello andrà a modificare anche il normale modo di respirare e modificherà anche il fisiologico modo di risolvere i blocchi strutturali, che non saranno più sufficienti affinché in situazioni critiche si mantenga l’omeostasi respiratoria.

Liberare il respiro, come alcuni dicono, allungando i muscoli e mobilizzando le vertebre e le coste, quindi, non basta a farti tornare a respirare in modo corretto, in quanto devi poi istruire nuovamente il tuo cervello sul modo corretto per eseguirlo. In pratica devi imparare nuovamente a respirare!

 

Ricapitoliamo tutto ciò che abbiamo meglio compreso assieme:

 
Per ristabilire una corretta respirazione è necessario che siano presenti alcune condizioni:

  1. Tutte le strutture coinvolte nell’atto respiratorio siano funzionanti e libere di svolgere il proprio compito, come madre natura le ha fatte;
  2. Tu abbia assolutamente ben chiaro quale sia il corretto modo di respirare e tu sia in grado di importelo per un periodo di almeno 3 settimane.

 

L’importanza di una corretta respirazione

 
L’importanza di una corretta respirazione e di imparare a reimpostarla nuovamente laddove sia presente una respirazione “accessoria” (spesso chiamata anche “clavicolare”), è sottolineata ancora una volta dai più grandi esponenti al mondo della Terapia Manuale.

Il Prof. Lewit in una sua famosa citazione afferma: <<if breathing is not normalized, no other movement pattern can be>>, che tradotto significa <<se la respirazione non viene normalizzata, non può esserlo nessun altro movimento>>.

Anche il Prof. Craig Liebenson nel suo libro “Rehabilitation of the Spine”, dedica un intero capitolo alla “Riabilitazione Del Pattern Respiratorio”, ponendo appunto l’attenzione sulla necessità del paziente di “imparare” nuovamente a respirare correttamente per garantire la stabilità della colonna vertebrale, diminuire in questo modo carichi eccessivi sui dischi intervertebrali ed evitare problematiche come mal di schiena e dolori alla cervicale.

Se questo articolo ti è stato d’aiuto o ti ha permesso di riflettere su situazioni che puoi aver vissuto direttamente o indirettamente nella tua vita, scrivimi pure un commento qui sotto, sarò felice di leggere e condividere ogni tuo contributo a questo argomento.

Prossimo articolo: 5 false credenze che devi assolutamente sapere sulla postura!
 

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Dr. Christian Tonanzi
Osteopata, Fisioterapista e Docente.

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